| Sui passi della storia recente... |
Non ero più stato a Vienna dalla Presidenza Austriaca del Consiglio dell’Unione Europea. Ci sono tornato due volte nel giro di qualche mese per un’Assemblea Generale delle Vie di Mozart e per la creazione della rete responsabile dell’Itinerario del Ferro in Europa Centrale.
Queste recenti visite mi lasciano dunque un po’ di tempo per partire alla ricerca di nuove impressioni e per cercare di scoprire più a fondo il passato della città .
A quell’epoca, gli studenti parigini manifestavano nelle strade e in Italia ci si avvicinava a grandi passi alle elezioni. Oggi sono i taxi parigini che protestano e i licei che sfilano nelle strade, mentre il Presidente della Repubblica Italiana ha dovuto indire una nuova tornata elettorale, che ha appena portato a un cambiamento della maggioranza. Di fronte a questi eventi che si ripetono, si può comprendere come Vienna, benché sia integrata all’Unione Europea, abbia deciso di osservare i paesi che la circondano, sia ad Ovest che ad Est, con calma e pazienza. L’Austria si occupa dell’Austria, per dire le cose con franchezza. E ancora, direi che Vienna si occupa di Vienna. La città è abbastanza cosmopolita per bastare a se stessa. Ha mantenuto l’abitudine di situarsi al centro di un impero che, in un certo senso, dal 1989 si è ricostituito. La città ha dovuto abbandonare il suo statuto di città di frontiera, di città “mafiosa�, di città che accoglieva, talvolta, tutti coloro che dimostravano la loro dissidenza e la mercanzia dell’Est che le famiglie, nel bisogno, stendevano su pochi metri quadrati di marciapiede in un mercato specializzato nei pressi della stazione di autolinee.
Si è passati ad un altro tipo di apertura: l’aeroporto di Vienna, da qualche anno, è diventato una stazione di smistamento verso le grandi e le piccole città del Baltico, del Caucaso, della Russia, dell’Est e del Sud Est europeo ed ora fino a Pristina e Sarajevo, Iasi, Ostrava, Pecs o Baja Mare. La recente apertura totale delle frontiere conferisce all’Austria orientale, il Burgenland di frontiera dei tre paesi, un’aria alsaziana. L’interculturalità degli spazi che nel passato hanno conosciuto un destino comune diventa realtà , anche se i centri commerciali e i dentisti ungheresi restano attraenti e costituiscono essi stessi un argomento turistico.
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Ogni volta che ritorno devo constatare che ho dei ricordi che si sovrappongono. Solamente dei frammenti di ricordi, in effetti. La prima volta, nel 1961, l’occupazione dei vincitori era ancora viva e non era facile trovare un alloggio. Nel 1991 il conflitto jugoslavo segnava gli animi. Già in quel momento Vienna cercava di mettere ancora più in risalto i mercatini di Natale rispetto alle altre città dell’Europa dell’Est. Di più e meglio. Vienna, però, offriva anche Hundertwasser, Sigmund Freud e una serie di musei uno meglio dell’altro. E nell’immensa piazza degli Eroi, l’Heldenplatz, nella morsa degli edifici della Hofburg, sembrava che risuonassero ancora gli applausi per l’arrivo di Hitler. Come nell’opera teatrale di Thomas Bernhard, dove una stiratrice – Annie Girardot interpretava questo ruolo quando ho visto lo spettacolo al “Theatre de la Colline� a Parigi – continua a lavorare parlando con i suoi padroni, dietro le tende spesse di un grande appartamento, vicino all’immensa piazza, mentre un mondo antisemita entra in scena e la borghesia regola le proprie faccende famigliari. Dei rumori, solo dei rumori e una sorta di fine del mondo, di malattia implacabile che si radica nel cuore della società .
Era Natale infatti e se la Yugoslavia si disgregava, non ci aspettava proprio nel 1991 che questa immensa piazza, concepita per parate militari, fosse nuovamente invasa qualche anno dopo dalla folla, questa volta per protestare contro i valori estremisti difesi da Hitler, come se la storia, alla fine degli anni Novanta, improvvisamente, si fosse fatta un esame di coscienza.
Contrariamente ai miei ricordi, il centro è stato ridipinto, restaurato, invaso dal lusso e dalla moda e dagli edifici a vetri, non troppo in equilibro, come capita di vedere spesso, a causa dell’architettura recente, si avvicinano appena alla modernità . La Hofburg e l’Albertina giocano sempre il ruolo di una calamita, soprattutto nelle notti invernali, quando il vento soffia e la storia gioca ai fantasmi. Ogni volta è un piacere sfiorare di nuovo tutti questi edifici impressionanti, dove si svolgeva il teatro dei regni e delle alleanze con o contro le truppe francesi, tedesche o russe e contro il grande vicino, l’Impero Ottomano.
Sissi non è lontana. Da poco le è stato dedicato un museo, tra storia e mito, e gli oggetti dei suoi film sono in mostra in questo momento, tra storia e fiction. Sembra che il suo viso guardi sempre i cavalieri della Spanische Hofreitschule.
Mozart e Sissi sono diventati dei simboli o delle marche, una sorta di “people� a scoppio ritardato e i film che li hanno presi come eroi, li sono per molti, in quanto Romy Schneider cancella in parte le tracce del personaggio storico. Questa Elisabetta è riconosciuta tanto in Ungheria quanto in Austria e, in questo primo paese, è una sorta di santa laica, in un certo senso un “doppione� della principessa di Turingia morta in giovane età : Santa Elisabetta di Ungheria.
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La Hofburg: la Spanische Hofreitschule
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Vicino a Santo Stefano
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Amo ritrovare il Ring e un’Opéra, dove il languore viennese ha creato un urbanismo di ricchezza per cingere questi palazzi sontuosi e le chiese barocche.
Lo stile borghese che qui viene chiamato Bidermaier, l’equivalente dello stile Napoleone III a Parigi, poi l’Art Nouveau (Jugendstil) e la Secessione hanno definitivamente fissato il centro città in una bomboniera turistica.
Così come nel 2006 – anno dell’anniversario – si vendono dolci e Kuglen con l’immagine di Mozart. I segnali “Mozart a Vienna�, invece, sono scomparsi. Eppure era sufficiente comporre un numero di telefono, digitare il numero del segnale di fronte al quale ci si trovava “lungo i passi di Mozart� e seguire il racconto dell’incontro del compositore con la piazza, il palazzo, il simbolo designato dal numero.
Anche all’ufficio turistico di Vienna il compositore è ben in vista: “Pop star tra il barocco e la rivoluzione, oggi è il genio della musica più illustre di tutti i tempi. Ed è a Vienna che ha vissuto i suoi anni migliori.�
Queste parole sono audaci, ma è certamente così che appare oggi al pubblico internazionale.
Fortunatamente, la riunione delle Vie di Mozart mi avrà permesso d’andare più lontano, in una città in cui la musica è una delle offerte turistiche più evidenti. Questa volta ho avuto una spiegazione migliore da parte di una guida che, solamente in un’ora, farà il tour dei luoghi in cui Mozart ha abitato, ha composto, ha diretto e ha pregato.
Abbiamo quasi tutti obbligatoriamente appreso che è alla Cattedrale gotica Santo Stefano, ancora oggi emblema della capitale, che Mozart sposa Constanze Weber nel 1782. E che si potranno cercare le tracce dei rapporti tumultuosi con Salieri, che Forman ha condotto dal punto di vista della farsa drammatica, dalla Biblioteca Nazionale (ex Imperiale) al castello di Schönbrun.
Ma nel corso di questa domenica d’inverno è stato fatto soprattutto un tour di parrocchie, quelle in cui Mozart è stato un marito e un padre di famiglia più o meno esemplare e dove cercò la libertà che gli era mancata a Salisburgo. Abitò in una dozzina di appartamenti, tredici per l’esattezza.
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Dietro Santo Stefano
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“Mio carissimo padre…vi assicuro che si tratta di un luogo splendido – il miglior luogo al mondo per il mio mestiere� scrive Mozart il 4 aprile 1781. Mozart ha 25 anni ed ha viaggiato in Europa per tutta la vita, incontrando Imperatori e Re. La città conta 50.000 abitanti, mentre in periferia si contano 150.000 persone. Le uniche rivali sono Parigi e Londra e Giuseppe II conforta l’esistenza di una vita intellettuale intensa.
La chiesa San Piero, dove si esibiva, suona le ore davanti alla chiesa San Michele; une delle parrocchie ora è schiacciata dalla sontuosità dei palazzi imperiali che hanno chiuso lo spazio. Una casa sul Graben testimonia ancora qua e là i caffè che il compositore frequentava nel XVIII secolo e si può disegnare sul suolo. La nostra guida tiene a farci entrare nella cripta di San Michele per ammirare la quantità di bare e la conservazione dei cadaveri, in uno spazio ben areato. Mozart suonava qua e avrebbe potuto esservi sepolto. La guida aggiunge che non è stato così per decisione dell’Imperatore: pochi anni prima della morte di Mozart, decise che i morti sarebbero stati sepolti fuori dalla loro chiesa, in periferia, e che i feretri sarebbero stati recuperati per altre azioni. Mozart, quindi, soffrì per questo eccesso dell’economia imperiale e non per l’abbandono di tutti. E il suo corpo si confonde con gli altri in una fosse comune, al Cimitero Saint-Marx. Almeno avremo misurato l’importanza del momento mori.
Esiste tuttavia un luogo di memoria che ora è diventato inconturnabile. La Mozarthaus Vienna, che fa parte della rete Vie di Mozart, è “il solo appartamento di Mozart che si sia conservato. Qui ha trascorso i tre anni viennesi più proficui, sia dal punto di vista artistico che da quello finanziario. In tempi più duri si è dovuto accontentare di alloggi modesti in periferia�. Siamo al numero 8 di Schulerstrasse e Mozart ha vissuto qua dal 29 settembre 1784 al 23 aprile 1787. Qui ha composto la “Piccola Musica di Notte� e “Figaro�.
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Sui passi di Mozart
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La Casa di Mozart
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Di fatto, coloro che non visitano Vienna da qualche anno si rendono conto che la casa di Mozart ha approfittato dell’anniversario del 2006 per diventare un centro di interpretazione. La parola è intesa nel suo doppio senso di messa in perspettiva e di presentazione delle opere.
Sono poco rilevanti gli affittuari e i proprietari che sono succeduti a Mozart. La storia di questo memoriale comincia realmente nel 1941, quando, in occasione del 150° anniversario della morte del compositore, le autorità di Vienna decidono di farne un vero luogo di memoria.
Inutile precisare che viene inaugurato dal nazional-socialista Baldur von Schirach nel quadro della “Settimana Mozart del Reich tedesco�, ma che i responsabili tenteranno di farne dimenticare l’instrumentalizzazione dal 1951.
Nel 1965 ci sono state delle trasformazioni e la città nel 1976 ha potuto avere in affitto i pezzi del vecchio appartamento di Mozart per riconferirgli il suo spirito d’origine. Da parecchio tempo, però, ci si pone una vera domanda: dal momento in cui non esiste nei musei di Vienna nessun oggetto autentico appartenuto al compositore, come è possibile creare un museo?
Dal 1990 l’ottica è molto differente. Il partito preso che è stato seguito da Elsa Prochazka si definisce in poche parole. Si tratta di esporre degli “spiriti di mobili� che “vengano messi nella posizione dei mobili di allora e che comunichino ai visitatori dei suoni, dei testi, delle note e degli immagini, per evocare le persone che hanno vissuto, lavorato, agito ed evoluto qua�.
E’ stata riaperta nel 1995, ma sono gli investimenti fatti in occasione del 250° anniversario della nascita che hanno permesso di dare una grande coerenza a una superficie di circa 1000 m². E' gestita come un’impresa privata dalla Mozarthaus Vienna Errichtungs.
Audiovisivi, giochi di luce e puzzle luminosi sono stati sistemati e concepiti nello spirito del meraviglioso mondo dei macchinari teatrali dell’epoca, tanto che gli oggetti e le riproduzioni si combinano con un’ “opera virtuale a specchio�, in un contesto storico sempre presente, ma non pesante, con la possibilità di disporre di un’audio-guida.
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Casa di Mozart: puzzle visivo
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Reperti storici
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L’immagine di Vienna è talmente inseparabile da quella della musica che si può parlare in effetti di un’ “immagine� della musica.
Penso, in effetti, che si tratti di un’immagine mentale persistente, che gli ultimi secoli hanno regolarmente sostituito per l’evenemenziale, creando attorno a questa città un’aura di figure eccelse: Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig Van Beethoven, Franz Schubert, la famiglia Strauss, Gustav Malher, Arnold Schönberg, Alban Berg e Anton Webern, senza contare i Korngolds…E dove il concerto di Capodanno, un po’ chiuso nei suoi bouquets di fiori rossi, roseti e poinsietas mescolati, costituisce ora il marchio di fabbrica che tutti i negozianti di musica riprendono. In effetti, questo evento mondiale oggi è degno della coppa del mondo di calcio.
Sembra quindi naturale costruire un’identità turistica mettendo semplicemente in scena una simile aura. Non avevo, tuttavia, conservato il ricordo di questo particolare in occasione delle mie precedenti visite. E’ comunque il mio amore per la musica che è stato rilevante nel 1991 e se mi ricordo della Messa di un confessore che ho ascoltato alla Vigilia di Natale nella Cattedrale Santo Stefano è perché avevo inconsciamente scelto questo contesto musicale, né più né meno.
Bisogna tuttavia sottolineare un particolare, per non rimanere superficiali: Mozart si sposa bene con l’ambiente musicale, i lodens, i fiacres e le classi di giovani giapponesi che si accalcano e poi si distendono prima di riunirsi più lontano, come tutti i branchi che scoprono il mondo.
Non sono neanche rimasto sorpreso nell’ascoltare cantare Johann Strass in una notte deserta, due anni fa. Dietro una porta, in fondo a una corte. Mi avvicino. E’ un corso di danza. Più esattamente, un corso di danza viennese. Immagino delle ragazze in crinolina. Le giovani devono essere numerose, così come i loro cavalieri, considerando il grande rumore dei tacchi per terra. La stagione dei balli, da febbraio ad aprile, è significativa. La lista occupa quattro pagine illustri del Wien Magazine, che mi accompagna. Tante occasioni che seguono la moda…ovviamente per i più privilegiati.
Ma cosa consigliare a coloro che vorrebbero porre l’accento su Vienna e la musica, il tempo di un week-end?
Ho la fortuna di poter rispondere con una visione dall’interno, poiché grazie alla riunione delle Vie di Mozart ho potuto visitare dei luoghi che fanno parte della rete, in circostanze privilegiate, ben inteso. Sono stati, infatti, i direttori a presentarceli.
Oltre la Casa di Mozart, della quale ho già parlato, la Huas der Musik Wien costituisce un’altra porta di ingresso di primo ordine, per non parlare del Staatoper, della Musikverein, del Konzerthaus o della Universität für Musik.
La Haus der Musik si trova nel Palazzo Erherzog Carl, uno dei Habsbourgs più celebri. Nel 1842 ci sarà il compositore Otto Nicolai, autore dell’opera comica “Le gioiose Comari di Windsor�. Dopo vari concerti fonda i “Philharmonischen Konzerte�.
Oggi c’è la sede dell’orchestra in questione e un museo dedicato a Nicolai, ma la scenografia fa si che il visitatore sia velocemente immerso nel mondo dei sogni, in un instrumentarium che permette di comprendere su grandi scale la fonte dei suoni colpiti, serrati, soffiati, il ruolo della voce, e il posto dei musicisti di cui ho parlato all’inizio di questo paragrafo.
Tutto questo fa si che ci sia un’immersione nella musica, dove è persino possibile dirigere virtualmente un’orchestra.
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Senza dimenticare la musica popolare
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Nella rubrica “En savoir plus� trovate alcuni link a informazioni relative ai luoghi citati, indirizzi utili di ristoranti e hotel.
Altre informazioni saranno indicate in un secondo articolo, incentrato sull’architettura e sui musei.
Un ticket cumulativo di 15 euro permette di visitare i due luoghi presentati (Mozart Haus e Haus der Musik). Il biglietto aereo della compagnia Austrian Airlines da diritto a riduzioni.
In entrambi i luoghi caffè e ristoranti conferiscono una nota davvero conviviale.
La Rete delle Vie di Mozart è stata abilitata dal Consiglio d’Europa per realizzare l’itinerario Mozart.
Altri musicisti saranno sicuramente oggetto delle azioni che saranno realizzate dalla rete. Nel 2009 sarà anche celebrato il 200° anniversario della morte di Joseph Haydn.
In un altro articolo faremo riferimento alle manifestazioni in programma a qualche chilometro da Vienna, nel Burgenland, nel Regno dei Principi Estherazy, in Austria e in Ungheria.
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Mozart, sempre in vita
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